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Taranto in Champions League, la replica della candidata Antonietta Ruggiero

Politica

Scritto da il 29 Aprile 2012 - 16:09

L’avvocato Antonietta Ruggiero, candidata alla carica di consigliere comunale per il comune di Taranto per il movimento politico “Ambiente e Lavoro”, nell’ambito di un più ampio programma elettorale, ha lanciato nei giorni scorsi l’idea di far acquistare il Taranto Calcio dall’Ilva per fare in modo che la squadra possa essere rilanciata fino a raggiungere i massimi livelli internazionali.

La candidata, dopo aver letto un nostro articolo che parlava della sua proposta e averlo ritenuto fuorviante in quanto parziale, ci offre oggi una più ampia panoramica del suo programma, attraverso un suo discorso che pubblichiamo con piacere.

Non ho mai fatto politica in prima persona.  Molti di voi mi conoscono da tempo, e sanno che pur avendo sempre seguito le vicende cittadine, ed essermi fatta molte volte anche portavoce di lamentele e malcontento, non ho ritenuto prima d’ora di impegnarmi nell’amministrazione cittadina, avendo sempre preferito affidare tale gravoso incombente ad altre persone che ritengo capaci e in linea col mio pensiero.

E devo dire, senza voler sembrare servile ma con reale sentimento di ammirazione, che la fiducia riposta nel nostro sindaco è stata sinora veramente ben ripagata da tutti i suoi sforzi fatti per far risalire la china della nostra disastrata città. Non mi soffermo oltre a decantare le sue lodi perché oggi la protagonista sono io e non voglio rubare tempo a me stessa, considerando che oggi è domenica, voi avete fatto un grosso sacrificio – che apprezzo moltissimo – ad essere qui, che è primavera inoltrata, c’è una splendida giornata di sole, la spiaggia chiama e la vostra capacità di attenzione è già in fase calante dopo i primi minuti di chiacchiere..

Tornando a me, sono una moglie, una madre, una operatrice del diritto, faccio parte della maggioranza silenziosa che vive e opera come gli altri concittadini.

Perché allora questa scelta? Perché voglio uscire dal silenzio e far sentire la mia voce – magari non questa di oggi che mi fa assomigliare a un baritono –  perché ora mi sento pronta a fare in prima persona per la comunità. Ho una vita, una storia e un percorso professionale che mi danno la forza di sostenere con tenacia le mie ideee, che sono poi le idee di tutti i tarantini che vogliono bene alla propria città. E lo voglio fare perché domani non potrò dire di non averci provato. Perchè domani, se non avrò ben operato, non avrò che da lamentarmi di me stessa.  Certo, verrebbe da dire, questa scelta non è  in sintonia col momento politico, attesa la generale sfiducia verso i suoi protagonisti.  Io invece ritengo che sia proprio questo il momento giusto. Perché la politica, anche a livello cittadino, deve riappropriarsi del suo significato più nobile ed elevato di rappresentazione degli interessi della comunità, deve ritornare ad essere dignitosa, e ad essere svolta in modo dignitoso.  Ed io sono una persona dignitosa, e posso affermarlo con orgoglio e senza tema di essere tacciata d’immodestia. Perché non esiste dignità senza onestà.

Vedete, in questo periodo si fa un gran parlare dei  problemi di Taranto, li conosciamo tutti, ne parlo anch’io, è normale.  In ogni tornata elettorale si tirano fuori i problemi della città, si sezionano, si analizzano, si studiano e si gridano a gran voce, promettendo soluzioni ed eliminazioni in tempi brevi.

Ebbene, io credo invece che bisogna avere l’onestà di riconoscere che non esistono soluzioni in tempi brevi, e che non esiste soluzione ad ogni problema. Qualche problema ce lo dobbiamo tenere. Dobbiamo conviverci, perché eliminare quel determinato  problema magari  ci fa più danno che ridurlo.

Ecco perché, quando mi hanno offerto di candidarmi in questo movimento, che non propugna soluzioni integraliste, soluzioni inattuabili, utopie e bugie consolatorie, mi sono sentita a mio agio. Perché i problemi di Taranto sono troppi, e molti di questi hanno radici talmente  forti e profonde che non è possibile spiantarle, almeno, non in tempi brevi.

Abbiamo una  economia in stato di coma profondo: 4000 partite iva cessate negli ultimi due anni, è quasi inutile rimarcare il fatto che trovare un lavoro è divenuta  ormai impresa  impossibile, esiste un evidente degrado ambientale, culturale, uno stato di fatiscenza a tutti i livelli.

Siamo fuori dalle direttrici economiche e culturali del paese, non abbiamo  un sistema dei trasporti efficiente, niente aeroporto, niente teatro, ci hanno dimezzato il trasporto ferroviario,  vedo esercizi commerciali che ogni giorno cessano l’attività, vedo strade dissestate e polvere rossa dappertutto.

Ci hanno rubato la nostra aria, ci stanno rubando il mare, e tutto ciò  mentre leggiamo in un bel cartello  luminoso – che spero non sia la rappresentazione di una idea del nostro amato sindaco –  la scritta “Taranto è bella grazie al cielo”,  posto sullo sfondo di ciminiere fumanti! Dopo tale lettura, non posso fare a meno di pensare che mi stanno prendendo per  i fondelli!

Taranto e il suo mare sono preda dell’inquinamento della grande industria di stato e non, da oltre cento anni. Si cominciò, all’epoca, dai Cantieri Navali Tosi e dall’Arsenale della Marina Militare in Mar Piccolo, che è già parzialmente è fuori uso per inquinamento da Pcb, per poi proseguire con l’inquinamento prodotto dagli scarichi a mare di Ilva ed Eni nella rada di Mar Grande.

Nel 2008 il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Iamc Istituto per l’Ambiente Marino Costiero di Taranto, hanno presentato uno studio sugli «Inquinanti prioritari nel Mar Piccolo e nel golfo di Taranto: analisi di rischio». In quello studio si è evidenziato il «carico» dei tre principali scarichi industriali (due dell’Ilva ed uno dell’Eni). La portata oraria dei due scarichi Ilva venne quantificata in 3.480.000 metri cubi al giorno, mentre quello dell’Eni in 240.000 metri cubi al giorno. Partendo da questi dati, fu calcolato che nella rada di Mar Grande in totale venivano mediamente scaricati ogni ora 13,2 kg di idrocarburi alifatici, di cui il 7% proveniente dallo scarico Eni ed il 93% dagli scarichi Ilva.

Certo per molti questi sono solo un triste elenco di numeri, e probabilmente per alcuni sono persino numeri già noti. Ma giusto per stemperare questo momento di grande tristezza cui vi ho portato con questa disastrosa elencazione, vi dico che i numeri in questo momento sono molto quotati, e volevo darli anch’io..

Tornando seri, in questo triste contesto di  distruzione e sfiducia, in piena crisi nazionale che valorizza ancora di più quella locale, è troppo  facile fare populismo ambientalista gridando alla chiusura dell’ilva, è un po’ come fare  demagogia.

La vecchia italsider, quella statale per capirci, all’epoca almeno fungeva da  ammortizzatore sociale, con i suoi 50.000 dipendenti,  con una miriade di aziende che gravitavano e lavoravano nella sua orbita.

Il siderurgico attuale invece, con i suoi 12.000 dipendenti di cui solo il 30% di Taranto, nel lasciare intatti tutti i problemi  ambientali che continuano a gravare sulla città, nulla dà per “ammortizzare” il peso della propria presenza sul territorio, sbilanciando il rapporto del “ do ut des”, annullando il sinallagma  che dovrebbe legare la nostra prestazione quotidiana di sopportazione e malattia, alla controprestazione che dovrebbe dare l’Ilva, e che dovrebbe essere ugualmente quotidiana, se non di vivibilità,  almeno nel breve periodo, di natura risarcitoria.

E allora, fermo restando l’imprescindibile lavoro finalizzato alla riduzione dell’impatto ambientale dell’Ilva sul territorio e alla eliminazione del pregiudizio  alla nostra salute, perché non chiedere subito, e pretendere, che Riva investa nello sport locale un po’ degli utili che annualmente realizza col nostro sacrificio ( e che monetizza altrove), dandoci così anche la possibilità di cominciare a percorrere la strada della rinascita economica?

Premetto che non sono una tifosa di calcio, ma sono molto attenta alle dinamiche che muovono migliaia di persone, che portano capitali in taluni luoghi invece che in altri.

Barcellona- chelsea, semifinale di champions league,  le cronache sportive ci hanno  parlato di numeri da capogiro:  5000 tifosi partiti da Londra, 900 giornalisti accreditati,  120 televisioni collegate da tutto il mondo. Addirittura,  io personalmente conosco 4 persone che sono partite da Taranto con destinazione Barcellona proprio per vedere la partita. Ebbene se tanto mi da tanto, posso ragionevolmente pensare che almeno altre 10.000 persone  si siano mosse in tutta Europa per raggiungere Barcellona, appositamente  per assistere a quell’evento calcistico.

E allora, ditemi se questo non è un modo per smuovere l’economia di una città! Certo, è uno dei modi, non quello risolutore, non l’unico, non il più importante. Ma è fattibile. È una idea che può avere concreta realizzazione, e a breve termine, perché l’investimento non dobbiamo farlo noi, ma un soggetto che ha un gran debito con noi, un debito che sicuramente non pagherà mai per intero. Vogliamo cominciare a pretendere un acconto del pagamento?

Immaginate un popolo di 15- 16 mila persone che arrivano dalle varie città europee nella nostra città: gente che consuma, spende nelle attività commerciali, pranza, alloggia nei nostri alberghi, cerca  occasioni e luoghi dove trascorrere del tempo e divertirsi. Tutto ciò si traduce in moneta sonante, che arriva a Taranto e circola, e che, finalmente, rimane in città e l’aiuta a ricominciare a respirare.

Tutto ciò potrebbe ovviamente comportare anche la riapertura dell’aeroporto di Grottaglie, la ripresa del traffico ferroviario, con inevitabile impiego di nuova forza lavoro.

E non  dimentichiamo che la stessa cosa potrebbe ripetersi a settimane alterne, anche se in modo  più ridotto, con il campionato di serie A.

Ovviamente, il mio esempio ha riguardato il calcio, che sappiamo tutti essere lo sport più popolare, e quindi anche quello più seguito. Ma più in generale, analogo discorso potrebbe farsi per il basket,  per il tennis, per la pallavolo. D’altronde, se la sede delle Olimpiadi è sempre tanto contesa dai Governanti delle varie Nazioni, un motivo ci sarà, e certamente non è il puro e semplice amore per lo sport!

Insomma, lo sport  come veicolo di ripresa economica, e secondo me l’Ilva ce lo deve. E non è l’unico soggetto ad essere in debito coi tarantini.  Ci sono altre grosse imprese cui potremmo pretendere di investire nello sport locale. Come in Italia altri industriali hanno fatto. Basti pensare a Moratti col Milan, al presidente della Confindustria Squinzi con il Sassuolo, che addirittura mira alla serie A!

Perché non pretenderlo, visto che, per non farci mancare proprio nulla, ci sopportiamo stoicamente anche la presenza della Cementir e della Raffineria Eni!  E non mi pare che i tarantini risparmino sul pagamento del carburante dei loro autoveicoli, benché subiscano quotidianamente gli olezzi maleodoranti delle evaporazioni e il brutto spettacolo dei  pericolosissimi serbatoi dell’Eni!

Abbiamo il golfo più grande d’Italia come ampiezza geografica, e non esistono navi commerciali che vi fanno rotta.

Dovremmo vedere attraccare le navi da crociera,  e invece vediamo quotidianamente superpetroliere alla fonda, con buona pace del nostro bistrattato mare che ingoia silenziosamente gli inevitabili sversamenti durante le operazioni di scarico/ scarico del petrolio, e con il rischio di disastro ambientale dietro la prua di ogni  petroliera che si affaccia nella nostra rada.

Il tutto a un passo dalle colture delle famose cozze tarantine.

Non solo, ma c’è da rabbrividire al pensiero dell’approvato progetto della Total spa  denominato “ Tempa Rossa “, giacimento petrolifero della Basilicata con una capacità produttiva giornaliera di circa 50.000 barili di petrolio grezzo, che nel  2015 entrerà in funzione tramite l’oleodotto di Viggiano, e che farà arrivare presso la raffineria tarantina tutto questo enorme carico di petrolio, moltiplicando il traffico di navi da carico che da una  quarantina di navi petroliere l’anno  passerà a circa un centinaio in transito per Mar Grande.

E che cosa avremo in cambio del rischio che una di quelle navi ci distrugga anche il mare, l’unica risorsa che ci è rimasta? Opportunità di lavoro? Affluenza turistica? Rilancio dell’economia?

E però, possiamo realmente sostenere la chiusura di questi colossi industriali? Possiamo concretamente sostenere progetti irrealizzabili di integralismo ambientale? Non possiamo farlo, se siamo onesti.  Ed io, che ho sempre difeso la forza della verità, anche quando è la più dura da digerire, devo rassegnarmi a dire le cose come stanno. Non esiste e non esisterà un futuro di Taranto che non paghi lo scotto di queste presenze industriali, sono troppi i lavoratori impiegati, e nulle le alternative.

E allora, mentre percorriamo il cammino necessario della ricerca di soluzioni che conducano questi mostri verso la sostenibilità ambientale, o comunque verso una coabitazione che avveleni il cielo, l’aria il mare e noi stessi il meno possibile,  sfruttiamone parte del  loro potenziale economico a vantaggio di un possibile punto di partenza per il rilancio economico della città. E l’investimento nello sport è senz’altro un modo per partire il tal senso.

Lo stesso discorso vale per la Marina, la guerra ringraziando il cielo è finita da quasi 70 anni, è finita la guerra fredda tra URS e USA, e’ caduto il muro di Berlino, ma Taranto continua ad essere la Città dei muri e  dei muraglioni, mi sento una Palestinese dei territori occupati!

Vorrei capire quale misterioso segreto militare deve essere salvaguardato, nell’epoca delle spie satellitari che vedono persino il colore del mio trucco,  dalla presenza del muraglione dell’Arsenale, del muro che costeggia la strada di S. Vito che impedisce la vista del mare!

Il muro dell’Arsenale che chiude praticamente metà della città, ghettizzandola ulteriormente anche nella sensazione di una viabilità ancora più ridotta di quello che la conformazione urbanistica già le impone.

Cosa si deve  ormai proteggere al di là di quel muro? Un paio di bacini di carenaggio, forse – e dico forse –occupati da un paio di datate unità navali militari in fase di rimessaggio o di ripitturazione della carena? O forse invece si deve proteggere il nulla assoluto, il fatto che con i suoi  duemila dipendenti l’arsenale sia costretto ad appaltare a ditte esterne un lavoro di sostituzione dei frigoriferi di bordo? Sì, avete compreso molto bene, per esperienza diretta, derivata da un caso che ho seguito processualmente, sono venuta a conoscenza che l’Arsenale di Taranto non avrebbe sufficiente manodopera, o comunque che questa pare sia indisponibile –perché occupata in chissà quali faticose attività- per effettuare un lavoro di sostituzione o di riparazione dei frigoriferi di bordo di una unità navale!!! Per questo è necessario mantenere quell’orribile muraglione? Ma andiamo!!!

Beh, sicuramente questo non sarà uno dei problemi principali che affliggono la città, ma vi assicuro che non è certamente di poco conto, atteso che, fra le varie proposte politiche locali, uno dei primi punti che tutti vogliono affrontare è quello relativo allo sviluppo del turismo.  E quale turista può mai rimanere affascinato da tale vista?  Quale turista potrà sentirsi appagato dalla vista dei muraglioni in città e del muro che toglie la visuale del mar Grande sulla strada di S. Vito? Vogliamo portare il turismo a Taranto a veder cosa? Abbattiamoli, questi muri, facciamoci sentire a Roma, riprendiamoci la vista del nostro mare e dei meravigliosi scorci del  nostro territorio.  Si può fare, lo dobbiamo chiedere, è un nostro diritto riappropriarci delle nostre cose.

E la Marina, che ora ha occupato anche parte del Mar Grande, nulla ci deve per la sua invadente presenza? Nulla ci deve in contropartita del rischio dei sommergibili atomici nel nostro golfo?

Vogliamo pretendere qualcosa in cambio? Vogliamo ad esempio, chiedere che una della sue navi, anche la più datata e prossima al disarmo, sia appositamente impiegata in passaggi sotto il ponte girevole, che all’uopo verrà aperto, ovviamente d’estate,  magari la domenica mattina mentre la banda militare intona il nostro inno?

Nelle brochure turistiche di Londra e Copenaghen un itinerario consigliato è quello che invita a guardare il cambio della Guardia dei Reali. Loro hanno i Reali, noi abbiamo la Marina, sfruttiamola!!

Abbiamo un ponte girevole, unico in Europa ad avere quel tipo di apertura, sfruttiamolo! Come vogliamo attirare il turismo a Taranto? Aspettando che qualche imprenditore ci faccia la carità di investire sulla litoranea?

E si badi, sto parlando di progetti che non prevedono investimenti economici del Comune e quindi di denaro dei tarantini, sono progetti che possono avere realizzazione concreta semplicemente incontrando e trattando con le rappresentanze politiche di Roma.

Spiagge, grandi  fette di territorio che sono le isole di S. Pietro e Paolo. Ebbene,  devono tornare alla città!!

Sono terre che hanno la giusta conformazione geografica per diventare polo di attrazione turistica. Le loro coste sono sabbiose, offrono sempre punti a ridosso dei venti e del mare, e quindi indispensabili e opportuni ripari per i diportisti.

Non ci sono sostenibili ragioni militari che devono difendere alcuna postazione. Perché se queste isole difendessero segreti militari, certamente gli ufficiali e le loro famiglie non potrebbero accedervi, come fanno, tutte le estati in modo esclusivo per fare il bagno nello stabilimento costruito e gestito per loro!!

E perché i tarantini e gli eventuali turisti non ne possono godere? La dismissione delle isole e la sua cessione al Comune porterebbe Taranto a fregiarsi di avere una sorta di Capri ed Ischia nel golfo, con immaginabili grandissimi sviluppi commerciali per la città, opportunità di lavoro, circolazione di moneta e ricchezza.

Immaginate la Valtur e similia che vi costruiscono villaggi e stabilimenti. Immaginate i lidi costieri delle isole, sui quali si affacceranno alberghi, ristoranti, negozi. Immaginate porticcioli turistici, presso i quali faranno sosta le unità private in crociera estiva, magari verso la Grecia. Immaginate la gente marinara di Taranto che organizza piccole escursioni giornaliere.

Perché oggi i turisti del diporto nautico dovrebbero fermarsi a Taranto? Per essere scacciati, una volta ancorati alla fonda a ridosso dell’isola di S. Pietro,  come normalmente avviene quotidianamente tutte le estati, dai militari che vengono opportunamente allertati dai superiori che non vogliono essere disturbati mentre fanno il bagno nel loro stabilimento riservato?

Abbiamo un clima che ci permette di  godere del sole quasi sette mesi l’anno, sfruttiamo questa fortuna compatibilmente con ciò che abbiamo.

Progetti concretizzabili? Secondo me con le persone giuste in consiglio Comunale, e con un Sindaco forte, leale, capace di   dare gran voce a queste istanze, come quello che abbiamo, questi progetti  si possono realizzare.

Ed io, una volta eletta, mi farò sentire. Tutti i giorni, in tutte le occasioni.

Ed anche se non dovessi essere eletta,  ricorderò al nostro Sindaco che il rinnovo del suo mandato ha beneficiato anche dei vostri voti e della vostra fiducia, in modo tale che questi progetti non si chiudano in un cassetto e si riempiano di polvere!!

Certo, ci sarebbe ancora tanto da dire, da fare.  Della difesa dell’ambiente ne parlano tutti. È il tema preferito da tutti gli aspiranti consiglieri.  Sappiamo tutti quello che bisogna fare, non ripeterò idee ben note,  bisogna solo rimboccarsi le maniche e lavorare.

L’unico accenno che ci tengo a fare riguarda il progetto di educazione  al rispetto dell’ambiente che  desidererei introdurre in tutte le scuole, perché i bambini imparino sin da piccoli che la città è come la propria casa: non ci si può vivere se non la si mantiene pulita.

Le problematiche sono tante, anche apparentemente meno importanti, o che comunque interessano una minore quantità di cittadini, ma non per questo devono rimanere senza attenzione.

Parlo, ad esempio, delle periferie cittadine, purtroppo spesso dimenticate. Io  abito a Talsano e basta affacciarsi sul Corso principale per rendersi conto, per fare un esempio, della situazione di dissesto delle strade.

Parlo altresì della difficile situazione in cui sono costretti i disabili, spesso penalizzati anche da una situazione urbanistica che pregiudica le loro esigenze di movimento. E vi parlo da disabile, quindi da persona che ogni giorno vive sulla propria pelle i problemi della categoria, avendo io un retaggio di limitazione motoria derivata da un vecchio incidente stradale.

Ebbene, una volta eletta, avrò molta cura di sollecitare il controllo di legittimità dei contrassegni per invalidi, che spesso e volentieri vedo far bella mostra sul parabrezza dei veicoli che occupano gli esigui posti riservati.

Sono ancora tante le idee, molti i progetti, ma capisco che ormai la vostra soglia di attenzione è inversamente proporzionale alla vostra legittima voglia di andare a godere il mare. Pertanto, vi saluto e nel ringraziarvi calorosamente per l’attenzione che mi avete dedicato, vi esorto di andare a votare.

Se vi ho convinto, se le mie argomentazioni vi convincono, se avete fiducia in me e in quello che voglio fare, andate a votare e sostenetemi.

Ma io vi chiedo anche qualcosa in più, perché il vostro voto non vada perduto. Dedicate qualche minuto del vostro tempo a cercare almeno tre o quattro persone che insieme a voi, esprimano fiducia nei miei confronti. È necessario perché io possa arrivare in consiglio e lavorare per la realizzazione dei progetti che vi ho accennato. Dovete spendere un pochino del vostro tempo, se credete in me, perché insieme possiamo farcela.

Ricordate che solo andando a votare potrete dire di aver partecipato all’amministrazione della città. Non mandiamo al consiglio Comunale personaggi che addirittura stanno pagando il voto!! Personaggi che  strappano una banconota da 50 euro a metà e la consegnano al cittadino, promettendone l’altra metà dopo aver verificato di aver ottenuto il voto!

Cerchiamo di non mandare a governare questa gente!! Se non votate, sono proprio questi ultimi personaggi che si porteranno in consiglio comunale a far danni.

E in ogni caso, qualsiasi scelta facciate, esprimetela col voto, perché la protesta non si esprime disertando la cabina elettorale, si esprime proprio invece con la sua massima espressione democratica, sulla scheda elettorale, e proprio per evitare che la maggioranza che andrà a governare sia costituita da personaggi che si sono illecitamente assicurati la preferenza.

Se avete fiducia in me, come state dimostrando con la vostra presenza qui oggi, assicuratevi che le idee di cui ho parlato possano tramutarsi in fatti, fate un piccolo sforzo e assicuratevi che almeno altre tre-quattro persone intorno a voi facciano la stessa vostra scelta. Insieme ce la faremo. Grazie a tutti!!

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