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La Teoria del Vetro Rotto

Cultura

Scritto da il 10 maggio 2012 - 16:14

Ripesco una mia vecchia lettura che si riallaccia al precedente comunicato del sindaco sugli atti vandalici ad Oria.

Secondo me vale la pena dedicare due minuti a leggere quanto segue, forse può aiutare a comprendere la causa e le possibili soluzioni di un fenomeno all’apparenza incomprensibile.

Nel 1969, Philip Zimbardo, uno psicologo dell’Università di Stanford, in California, decise di fare un esperimento. Fece in modo di far abbandonare due automobili in due quartieri di due città molto diverse e molto distanti. Una fu sistemata nelle strade dure del Bronx, l’altra in una zona residenziale dell’alta borghesia nei dintorni di Stanford. Le due macchine erano identiche, tutte e due lasciate aperte e prive di targa. Zimbardo voleva vedere che cosa sarebbe successo. Per la macchina lasciata a New York non fu costretto ad aspettare molto. Entro dieci minuti c’era già chi strappava e portava via qualche pezzo di ricambio. Entro tre giorni non c’era più niente da strappare. E visto che non c’era più da rubare, la gente cominciò a rompere i vetri e tagliare l’interno finché non c’era neanche più niente da distruggere.

Alla macchina in California invece è successo qualcosa di molto diverso: assolutamente niente. Per più di una settimana la macchina non è stata toccata da nessuno, neanche con un dito. Così Zimbardo ha proceduto col suo esperimento. Tirò fuori un martello da fabbro e in piena vista di tutti cominciò a prendere la macchina a martellate. Presto i passanti cominciarono a turno a menare colpi alla macchina. Dopo alcune ore il veicolo era capovolto e completamente demolito. Due criminologi, James Q. Wilson e George Kelling studiarono l’esperimento di Zimbardo che portò alla nascita della loro oramai famosa “Broken Windows Theory”, la teoria dei vetri rotti. Se si lascia un vetro rotto in un edificio, presto tutti gli altri vetri saranno rotti dai vandali. Perché? Perché il primo vetro lancia un segnale: non c’è nessuno che controlla; se si rompono altri vetri, non c’è un prezzo da pagare, non ci saranno conseguenze indesiderabili.

I vetri rotti sono la loro metafora per i mille modi in cui possono disgregarsi le norme comportamentali della società. Se uno fa dei graffiti sul muro, ne seguiranno altri. Se un mendicante aggressivo comincia a lavorare in un quartiere, ne arriveranno altri. In breve, quando la gente comincia ad ignorare le norme che mantengono l’ordine in un quartiere, si sgretola sia l’ordine sia il quartiere. Nelle città degli Stati Uniti dove questa teoria è stata messa in opera, gli indici della criminalità sono precipitati. La politica della “tolleranza zero” dell’ex-sindaco di New York, Rudolf Giuliani, anche verso la criminalità più banale, è la più famosa applicazione di questa teoria. Quando si agisce già a questi livelli, il messaggio è ben diverso. “Se non posso farla franca a non pagare il biglietto dell’autobus, sarà meglio lasciar perdere lo scippo”.

Testo tratto da L’Opinione della Libertà del 10 novembre 2005.

La Teoria del Vetro Rotto

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