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Armi da guerra per la SCU, 5 arresti tra Francavilla F.na e Mesagne

Cronaca

Scritto da il 5 Ottobre 2013 - 14:23

All’alba di oggi i militari della Compagnia Carabinieri di Francavilla Fontana, sotto la guida del maggiore Giuseppe Prudente, hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere e una agli arresti domiciliari, emesse dal GIP del Tribunale di Lecce, dr.ssa Antonia Martalò, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, dr. Alberto Santacatterina.

I reati contestati a vario titolo, a tre mesagnesi e due francavillesi, sono di porto, trasporto, detenzione, traffico illegale di armi clandestine, comuni e da guerra, nonché di ordigni esplosivi tipo bombe a mano “ananas” e ricettazione.

Destinatari degli ordini di custodia cautelare in carcere sono: Giancarlo Capobianco, 50/enne di Francavilla Fontana, detto “Zio Carlone”, già detenuto presso la casa circondariale di Lecce; Francesco Gravina, 34/enne di Mesagne, detto “Gabibbo”, già detenuto ai domiciliari; Vito Stano, 44/enne di Mesagne, detto “Malombra, già detenuto presso la casa circondariale di Taranto; Nicola Destino, 25/enne di Mesagne, già detenuto presso la casa circondariale di Lecce. Ai domiciliari è invece finito Nico Passante, 21/enne di Francavilla Fontana, senza precedenti pensali.

L’operazione, denominata “Scacco agli Imperiali” è il frutto di un’articolata attività di indagine svolta, in perfetta simbiosi, dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, Sost. Proc. dott. Alberto Santacatterina, che fa seguito alle attività di indagine condotte dalla Procura della Repubblica di Brindisi, Sost. Proc. dott. Raffaele Casto, relativa ad un traffico di armi da fuoco, tra cui anche armamenti da guerra e bombe a mano.

Le indagini sono da considerarsi un’ulteriore costola di quelle partite nel novembre 2010 a seguito all’omicidio del giovane incensurato Francesco Ligorio e del tentato omicidio di Nicola Canovari, quando i due, alle prime ore dell’alba, sulla SS 7, furono raggiunti da colpi di “kalashnikov”.

SCACCO AGLI IMPERALI 01Da tali complesse attività di indagine, nel febbraio 2011 gli inquirenti sono riusciti a risalire ad un gruppo di giovani francavillesi, tra cui alcuni pregiudicati, che erano in possesso di varie armi, fra le quali due kalashnikov, armi compatibili con quella utilizzata in occasione del grave fatto di sangue, ma non le stesse. Alla luce di quanto appurato dagli investigatori si riuscì comunque, nel febbraio del 2011,  a risalire all’esatta localizzazione del nascondiglio dove erano occultate parte delle armi in possesso al gruppo, consentendo di procedere al sequestro di:
• un fucile mitragliatore AK 47 cal. 7,62-39, modello M70AB2, in ottimo stato di uso, perfettamente lubrificato;
• un fucile semiautomatico marca Bernardelli mod. “Roma3” cal. 12, tipo doppietta, con canne mozzate e calciolo asportato, perfettamente conservato e lubrificato;
• una carabina marca Ringthon cal. 30.6 mod. “7400”, con matricola abrasa, perfettamente conservato e lubrificato;
• munizionamento completo per tutte le armi.

Per questi motivi e per gli univoci elementi reità raccolti a carico dei giovani, l’Ufficio G.I.P. del Tribunale Di Brindisi emetteva cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere, concordando sulle risultanze investigative raccolte dai militari del Nucleo Operativo, a carico dei materiali detentori delle armi, operazione convenzionalmente denominata “Terminator” del 25 ottobre 2011.

È stato anche grazie a tale operazione che è stato possibile riscontrare alcune dichiarazioni rese da dei collaboratori di giustizia che indicavano, in maniera concordante, indipendente e specifica che le armi rinvenute dai Carabinieri di Francavilla Fontana il 15 febbraio del 2011, altro non erano che parte delle armi acquistate da “Zio Carlone” e messe a disposizione del Clan dei Mesagnesi o della Frangia dei Francavillesi.

Le successive investigazioni, grazie al monitoraggio degli “spostamenti” e dei “passaggi di mano” delle armi – fra cui figuravano anche delle bombe a mano di tipo “ananas” mai rinvenute dagli inquirenti – permettevano di delineare in maniera univoca la provenienza, la paternità e la finalità delle armi rinvenute, esclusivamente a vantaggio del sodalizio mafioso. In tale contesto, dunque, il tribunale di Lecce, concordando con le richieste della Procura Distrettuale Antimafia applicava le cinque misure restrittive, mentre per ulteriori sette soggetti, non destinatari di misure, pendono indagini nei loro confronti.

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